Morte. E nuova Vita.

La morte_Nuova Vita_blog

Scrivo questa pagina di getto, perciò chiarisco che uno sfogo può far sbagliare il metro. In più ciò di cui scriverò è un argomento delicato che merita prudenza, cosa di cui ora non sono provvisto per ragioni emotive dirette. Però talvolta un po’ di sana incoscienza porta a cose buone.

 

La Morte. Arrivo da giorni in cui si è fatta sentire, ha sfiorato un amico e ne ha portato via un altro. Basta un istante imprevisto e il cuore smette di battere; si piomba così nella consapevolezza che la nostra realtà, il nostro esistere in questo corpo, queste mani veloci che ora scrivono su questa tastiera, sono temporanei, fugaci, impersistenti. Si passa. Ma… si resta!

Comunque sia, non è della Morte che ho intenzione di trattare, bensì della nostra incapacità di rapportarci a questo aspetto immenso della vita, un peso massimo dell’esistenza che ci disegna, ci modella, ci definisce. Una porta, un varco che attende ognuno di noi.

In pochi giorni ho osservato cosa ci accade di fronte al dolore, alla perdita, quando si scorge questa porta. Lo sgomento, la tristezza, la sofferenza, il senso di vuoto, il quesito, il dubbio … mi sono reso conto che, chi più chi meno, ci troviamo di fronte ad una idea troppo vaga del passaggio tra il qui e l’oltre. E quando arriva… il peso di questo mistero è aggravato dalla nostra impreparazione.

Durante la nostra esistenza terrena veniamo spinti a conoscere miliardi di cose, cosette, cosucce. Passiamo la vita ad apprendere, a distinguere, a farci un’idea di questo e di quello. Molto spesso acquisiamo dall’esterno ciò che ci viene imposto. Diventiamo perfino esperti di aspetti frivoli dell’esistenza, grandi intenditori di qualcosa che, nella maggior parte dei casi, serve marginalmente. Però non ci prepariamo a conoscere l’unica esperienza che affrontiamo tutti, nessuno escluso, dopo la nascita. La stragrande maggioranza di noi vive ignorando l’esistenza stessa della morte e l’universo emotivo e spirituale che va a toccare quando giunge. E così quando accade, perchè accade, ne veniamo travolti, sconvolti, il più delle volte senza capire. Come possiamo comprendere la morte, afferrarne almeno parte del significato, se la lasciamo là, incuranti della sua presenza? E’ ovvio quindi che quando avviene la viviamo come qualcosa di alieno, di estraneo, di totalmente incomprensibile. Certo, non potremo mai colmare da soli questa distanza, ma almeno la potremo arginare, in parte afferrare.

In questi giorni ho respirato che la Morte è veramente l’unico tabù rimasto in questa nostra società. Se non ci sforziamo di indagare la morte e oltre, come potremo tentare di comprendere la vita?

Penso a come oggigiorno un quattordicenne abbia una idea precisa di come fare sesso, perfino di come procurare adeguatamente un orgasmo soddisfacente, di come evitare gravidanze indesiderate ecc. Vent’anni fa si diceva che il sesso era l’ultimo tabù. Non è vero, il sesso non è più tabù da tempo, in parte è un bene, in parte no. Ora è la morte il tabù della nostra società.

E chi ci deve istruire, parlare, far riflettere su questo se non le nostre guide spirituali, la nostra Chiesa, i nostri pastori, oltre ai nostri insegnanti ed educatori?

In molti casi quando ci troviamo a vivere un funerale in Chiesa il dolore della perdita straripa in una tristezza tanto interiore quanto esteriore. Si creano situazioni grottesche tra canti inadeguati, organi dalle sinfonie lugubri, celebranti disorientati e talvolta impreparati al tema. Dov’è la gioia della Resurrezione? Dov’è la gioia di Cristo? Dov’è la certezza su cui si basa l’inesauribile e indissolubile forza della nostra Fede!? Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini (San Paolo, 1 Corinzi 15:19).

 

L’argomento è vastissimo e sappiamo che non è questa la sede per esaminarlo con le dovute declinazioni, ma l’osservazione che ho colto so che è genuina e desidero che sia utile tanto a me quanto a voi.

A me cambia sapere se la mia anima è o non è immortale.

Mi cambia avere ragione o meno di questa speranza.

Mi cambia avere una idea di come può essere di là.

Mi cambia sapere che impatto ha il mio presente sul mio futuro oltre questa vita.

Mi cambia conoscere le indagini scientifiche delle esperienze di centinaia di migliaia di casi documentati di pre-morte, capirne il significato.

Mi cambia essere preparato su come assistere al meglio chi vive un lutto.

Mi cambia riflettere su come vorrei salutare questo mondo.

Mi cambia poter riflettere su come vorrei che mi accompagnassero spiritualmente le persone che mi amano.

Mi cambia sapere come poter essere felice ora e oltre l’ora, ovunque mi troverò ecc.

 

Tutto questo campo può essere di pertinenza dell’individuo, della famiglia, della scuola, della società in genere… ma è prima di tutto un nobile compito della Chiesa, delle persone che la compongono, della sua stessa missione. Per tale ragione io vorrei una Chiesa più preparata, più all’avanguardia, più prossima, più comunicativa, meno grottesca e più testimone di Cristo anche di fronte al grande passaggio che è la Morte e la nuova vita. Differentemente è comprensibile perchè noi giovani -e non solo- cerchiamo in altri lidi le risposte alle nostre sacrosante domande sull’esistenza!

Partendo da questo mio spunto, che tocca uno specifico argomento tra vari, amplio a 360° il raggio di azione di questa pagina. E qui vi voglio presenti! Desidero coinvolgervi in una iniziativa senza precedenti, perché ciò che sentite è MOLTO importante per l’intento che stiamo realizzando come band e come persone. Per questa ragione vi invito tutti, intendo tutti coloro che ora si trovano a leggere questa pagina e che hanno del sale in zucca (e un po’ di palle), a rispondere alle tre domande che pongo qui sotto. Le vostre risposte VALGONO e SONO UTILI perché ogni situazione, ogni rapporto, qualsiasi cosa si può migliorare se ci impegniamo in modo costruttivo, intelligente e astuto. Chi non lo crede è perduto!

Siamo intimamente convinti che con amore e determinazione possiamo migliorare il rapporto tra i giovani e la Chiesa e, udite udite, il rapporto che la Chiesa ha con la realtà di oggi. Non siamo visionari, siamo VIVI! Mi rivolgo anche a chi di Chiesa non ne può sentir parlare, a chi critica aspramente, a chi si lamenta, a chi vorrebbe “far saltare in aria il Vaticano” (come mi capita di leggere talvolta su facebook :-) ). Queste domande sono anche per voi, perchè una critica costruttiva cambia il mondo, mentre mille lamentele al vento appesantiscono solo l’aria :-)

 

Potete rispondere commentando qui sotto (soluzione preferibile, bella e semplice, perchè le esperienze si condividono) oppure, se proprio non volete esprimervi pubblicamente, scrivendo a info@francescolorenzi.it

L’ideale sarebbe che rispondeste a tutte e tre le domande, ma se volete rispondente anche ad una sola.

  1. Pensa al tuo percorso personale. In cosa la Chiesa e/o persone che la compongono ti hanno aiutato/ti aiutano a crescere, in cosa ti hanno aiutato/aiutanoa migliorare, evolvere?

  2. Che cosa ti è stato/ti è più utile e che cosa ti è mancato/ti manca?

  3. A partire dalla tua realtà, come e in che cosa vorresti che la Chiesa cambiasse?

 

Ci conto,

vi ringrazio e vi mando un abbraccio

Francesco

 

p.s.: sappiate che vedo quante persone leggono la pagina perciò conto di avere tante risposte quante sono le letture :-) !!!

p.p.s.: anche io ora mi metto e rispondo a queste domande e poi le pubblico!

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Frequento l’oratorio e sono immersa nell’ambito della Chiesa fin da quando ero piccola, ma solo grazie ad un’intensa esperienza di volontariato vissuta la scorsa estate ho capito che stavo vivendo passivamente la mia fede e ho potuto così migliorare il mio rapporto con Gesù. In tutto ciò sono stata aiutata dalla forte presenza di una madre canossiana che ha saputo far emergere dal cuore di noi ragazzi del campo di volontariato ogni dubbio ed è stata in grado di farci riflettere su noi stessi e sula nostra fede.
Inoltre, durante il mio percorso mi sono stati molto utili i dialoghi nati da quesiti che ho posto al parroco del mio paese: spesso ero titubante su alcuni passi del Vangelo o su alcune posizione prese dalla Chiesa, ma grazie alle pronte risposte di questo sacerdote ho potuto chiarire ogni mio dubbio. Mi è mancata però (e tuttora mi manca) una certa costanza in questi dialoghi.
Infine, credo che la Chiesa dovrebbe essere più coinvolgente e mi piacerebbe che, almeno per quanto posso constatare nella mia realtà, la parrocchia in cui vivo seguisse di più i consigli e gli insegnamenti di Papa Francesco, ma soprattutto la sua semplicità.
Un saluto affettuoso e GRAZIE per la tua splendida testimonianza!!!


Alice05/24/2014

“Gli uomini, in maggioranza, ondeggiano tra il timore della morte e i tormenti della vita; non hanno il coraggio di vivere, né sanno morire”. Prima di tutto ti ringrazio di avermi spinta a riprendere in mano Seneca… un filosofo molto distante dalla nostra visione cristiana della vita, ma che tocca gli argomenti più sensibili con una rara acutezza e profondità. Avrei voluto partecipare attivamente al dibattito sui tre punti, ma quando vi abbiamo conosciuti già era terminato (mi avevano già spedito il pdf con le conclusioni). Quindi mi soffermo un po’ di più sul tema principale del tuo intervento.
Io ho avuto la prima esperienza del “potrei anche morire”, del non essere immortale, il 4 gennaio del 2002. In quell’occasione, con altre sei persone, ho rischiato la vita su un sentiero ricoperto di ghiaccio mentre mi trovavo nelle vicinanze di Scutari, Albania del nord, e siamo stati salvati da un miracolo (abbiamo anche redatto una relazione sull’accaduto, che abbiamo inviato per il processo di beatificazione di Eugenia Ravasco, di cui ricorreva la nascita).
Dopo questo, ho vissuto un paio di anni con davanti agli occhi il ricordo di quell’immagine, che poteva essere l’ultima immagine della mia vita. Ancora oggi continuo a chiedermi perché siamo stati salvati (anche se poi una voce ben nota mi dice: “Non chiederti perché, ma ringrazia perché è così”). E in quella frazione di secondo, ho percepito che quello che “succede solo agli altri” in realtà potrebbe benissimo succedere a me.
Sensazione di terreno che crolla sotto i piedi… ma nello stesso tempo, quella è stata una giornata di rinascita. Ricordo perfettamente che ci abbracciammo lungamente, e ci dicemmo: “In quel momento, Lui era là, e teneva le mani tese sotto di noi per raccoglierci”. Quella sera, a Messa, cantammo “Su ali d’aquila”. E da allora è iniziato un periodo favoloso della mia vita, ho iniziato solo allora a vivere veramente… ho ricevuto doni grandissimi, l’amore, le amicizie, e tanto, tantissimo in più di quello che credevo possibile.
In seguito ho visto tanta gente morire. Dall’oggi al domani, un ragazzo del mio paese è morto a 29 anni per un incidente sul lavoro. Era il 27 gennaio 2009, poco prima del terremoto che ha devastato L’Aquila ad aprile, e che ha distrutto gran parte dei paesi vicini al mio. In quell’anno, per questi ed altri avvenimenti, ho sentito in modo più pressante i miei dubbi e le mie domande sulla morte, e continuavo a chiedere a suor Annamaria, che aveva vissuto la stessa esperienza in Albania: ma perché è successo? Perché io sono qui e A., che doveva sposarsi dopo pochi mesi con la ragazza che amava, non è più qui? Forse hai ragione tu, quando le risposte non arrivano dobbiamo riformulare le domande. Lei mi ha detto che la vita è un dono, e che ogni singolo momento è qualcosa per cui ringraziare… e io, ogni anno, a gennaio ricordo che quell’anno mi è stato donato “in più”, che avrei potuto anche non esserci ma il Signore ha voluto che sia ancora qui.
Infine, da ottobre scorso ad ora, ho seguito l’esperienza di una delle mie amiche, che in meno di un anno si è vista portare via il papà da un cancro. Altro momento di panico totale. Forse è giusto che davanti a queste esperienze andiamo in panico…vorresti essere “vicina” a quella persona ma non puoi, lei in quel periodo si è chiusa tanto, non sapevo più come prenderla, l’ho vista proprio cambiare sotto i miei occhi. Eppure quello che mi ha fatta riflettere, è che proprio lei che lo ha vissuto non ha perso la fede, anzi l’ha avuta rafforzata. L’intera famiglia ha vissuto questa esperienza terribile nella fede, anche in una specie di serenità. E lui ha affrontato la morte con una dignità unica, addirittura preoccupandosi più di chi aveva attorno che di se stesso. Di certo, questo è stato l’avvenimento che più mi ha dato da pensare, ultimamente. Forse molto dipende da ciò che si lascia dietro, il modo in cui si affronta il distacco condiziona tantissimo anche ciò che accade successivamente. Perché c’è un dopo, anche per chi resta. Ci sono equilibri da riformulare, c’è la necessità di imparare a convivere con un’assenza. Sappiamo per fede che quella persona c’è, è viva, ma non la vediamo, non la possiamo toccare. Ed è a questo che non riesco a rassegnarmi. Credo che abituarsi all’assenza sia più difficile che abituarsi all’idea di morire. Perché se vedi la morte come un passaggio, in fondo non fa paura (puoi avere paura al massimo della sofferenza che la accompagna, e per me è così). Ma è molto peggio pensare che chi ami se ne sta andando e tu non lo vedrai più per un numero indefinito di anni. Questo, alla mia età, non riesco ancora a farmelo andare giù.
Se penso al ruolo della Chiesa nell’aiutarmi in questo cammino di consapevolezza, vedo che è sempre presente. Persone come suor Annamaria (devi averla incontrata, ora vive a Spoleto ed era ad Assisi il 4 ottobre), che mi sta vicina e mi segue da 12 anni, e come il mio parroco padre Angelo, di intensissima spiritualità, mi accompagnano. Suor Annamaria era con me quel 4 gennaio. E a volte, ho notato che dei segnali arrivano anche quando non te li aspetti –una parola detta per caso, una canzone. “Il giorno di Alice”, che una persona piena di Spirito Santo ha dedicato alla mia amica nel periodo della malattia del padre, e che è stata l’unica cosa che ho avuto il coraggio di postare sul suo profilo quando ho saputo della morte. Erano le uniche parole che si potessero dire. E infatti, per il resto tutti noi siamo stati in silenzio.
E forse anche la musica liturgica mi aiuta. Suono nel coro parrocchiale da 16 anni, e posso dire che le nostre canzoni dei funerali parlano di resurrezione. Spesso abbiamo cantato “Su ali d’aquila”, anche per quel ragazzo di 29 anni che dicevo prima. Una canzone bellissima dice: “Non cercate tra i morti Colui che è vivo: è risorto, non è qui”. Un episodio molto toccante è stato quando abbiamo cantato ad un funerale il “Cantico di Anna”, che parla di speranza, di Dio che solleva, che guarisce.
Da un certo punto di vista mi sento privilegiata in questo, sentendo le testimonianze di altre persone che ho letto su questa pagina. Il nostro coro è nato come coro di giovani (anche se ora siamo di tutte le età), e così anche il nostro repertorio. Sono molto sensibile alla musica, quindi credo che se ascoltassi i canti “sbagliati”, o eseguiti male, farei molta fatica anche a pregare; mi sono abituata anche a questo, perché mi hanno sempre detto che “a Messa non si va per i canti”, ma capisco quanta differenza fa! La musica non è un contorno, è parte integrante della preghiera. Perciò resto perplessa visitando parrocchie in cui il repertorio è fermo agli anni ’60 (“Tu sei la mia vita….”). Quando siete venuti da noi, mi sono persa la cena con voi perché ero a Messa con il coro (e mi sono persa qualcosa di memorabile, a quanto pare).
E sì, aiuta tanto soprattutto avere parroci e religiosi preparati al tema. Il nostro ha dovuto affrontare anche l’incomprensione e talvolta l’ostilità dei parrocchiani, che gli rimproverano di “parlare sempre di morte”… sinceramente se spostasse l’accento sulla parte successiva, sulla risurrezione, glie ne sarei grata… ma fa tanto quando in quei momenti si ha un punto di riferimento, una persona che non rimane sconvolta e che sa trovare parole e atteggiamenti in linea con il Vangelo, che parte dall’assunto che “Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede”.


Anna Dionisio10/09/2013

Ho quindici anni … non molti certo, ma cerco di viverli al massimo, anche se è difficile, com’è difficile parlare di Gesù con i propri coetanei e per questo, per quanto possibile cerco di testimoniarlo con la mia vita.
Essendo giovane non ho molte esperienze ma le poche che ho voglio utilizzarle per risponderti.
1- anche a me hanno aiutato i campi scuola :) magnifici !!!
– avere l’animatore dei gruppi Giovanissimi che riesce a trasmettere una gioia nel fatto di credere in Dio che è magnifica ! anche perché, come voi a causa dell’alcol ha toccato il fondo e ora, invece, testimonia un’enorme fede.
- i ritiri spirituali di avvento e Quaresima con il parroco. Strepitosi !!!! In essi erano condensati enormi momenti di : preghiera, riflessione e tanto tanto divertimento !!!!
- i momenti di incontro con il papa. ( in particolare il giorno delle testimonianze alla festa delle famiglie nel 2012 a Milano dove grazie alla mamma di una mia amica ho potuto conoscervi ed avere l’autografo di Boston !!! quante Dio-icidenze nella vita!!! )
- molti altri…
2- mi è stato molto utile avere come punto di riferimento il mio animatore che a ogni dubbio riesce a darmi delle risposte.
- mancano dei momenti pensati appositamente per noi giovani e delle persone disposte a seguirci o magari hanno troppa differenza d’età rispetto alla nostra.
- manca una chiara spiegazione su come Gesù interviene e com’è meglio pregarlo.
3- mettere la fede in un piano più concreto
- far capire come le persone che frequentano la chiesa non siano “sfigate” (scusate il termine)

Con affetto e grazie per avermi fatto riflettere su questi temi

Noemi


noemi10/07/2013

La Chiesa è la casa, la famiglia che il Signore ha pensato per noi. Ma la Chiesa da chi è composta? Da uomini. Secondo me, non dobbiamo dimenticare questo aspetto. L’uomo non è un essere perfetto; è chiamato a vivere santamente ma la santità è un percorso che dura una vita intera o forse di più. Dobbiamo accettare il rischio di poter cadere e concedere all’altro la stessa possibilità.
Nella mia comunità parrocchiale ho trovato una seconda famiglia, con le sue “imperfezioni” ma comunque è la mia famiglia! Ho incontrato persone che sono state e sono l’immagine dell’Amore di Dio per me, perché mi hanno accolto senza chiedermi la carta d’identità e il certificato di sana e robusta costituzione; persone che hanno sorriso con me nella gioia e pianto con me nel dolore; amici che hanno condiviso con me non solo esperienze di servizio e momenti di preghiera, ma la propria vita.
Il punto focale è la gioia, la gioia di chi ha fatto un incontro fondamentale nella propria esistenza, quello con Cristo, con la Buona Novella, con quella Parola che salva, e lo testimonia agli altri. Ed è bello stare con chi porta i segni dell’Amore di Dio!
Per quanto la nostra vita possa essere brutta, storta o malconcia, noi siamo il Suo Compiacimento. Accogliere questa consapevolezza ci permette di accettare meglio gli altri, non solo in parrocchia ma in ogni contesto in cui ci troviamo a vivere.
Essere Comunità, essere Chiesa, così come essere genitore, figlio, fratello, amico, coppia, collega, è un cammino che richiede impegno, disponibilità, gioia, coraggio. Ma in tutto questo dobbiam lasciar entrare Dio! Anche quando non comprendiamo i Suoi Progetti, soprattutto quelli che contemplano un distacco..
Non mi sento di dire in cosa precisamente deve cambiare la Chiesa; guardandomi intorno percepisco che c’è tanto bisogno di Speranza e di Credere…a cui dare risposta. Allora probabilmente il vero cambiamento deve partire da ciascuno di noi, nel non lasciare solo chi ha bisogno di questa risposta.


Sara°07/25/2013

Ciao Francesco, scusa il ritardo ma ho avuto l’occasione solo oggi di leggere la tua riflessione.Non sono brava come te ad esprimermi, ma mi sento di riepondere alle tue domande.
1- La mia esperienza di fede nasce già dalle elementari quando andavo ogni domenica a messa con i miei genitori e dopo all’a.c.r., poi ho proseguito per mia volontà alle medie e al momento della mia cresima io ero convinta e consapevole di continuare la mia vita con Dio, infatti alle superiori ho continuato il mio cammino frequentando il gruppo dei giovannissimi della mia parrocchia. Ogni anno dalla terza elementare ho partecipato a tutti i camposcuola che ogni anno organizzavano( ne ho fatti ben 8 da animata e 1 da animatrice, ma ne farò un altro fra due settimane). Avevo da sempre dentro di me il desiderio di fare l’animatrice, per donare ai ragazzi ciò che avevo ricevuto io dai miei animatori, così finalmente al mio 17esimo anno di vita i miei animatori mi concessero di partecipare al corso vicariale per diventare educatrice a.c.r. e da qui fu tutta una “strada in salita”. Ogni proposta che mi veniva fatta io l’accettavo-e l’accetto- con entusiasmo e voglia di mettermi in gioco e crescere spiritualmente. Ho avuto la fortuna di conoscere tanti “spiriti del sole” a partire dall’incontro nazionale dell’Azione Cattolica nell’ottobre del 2010, poi seguendo con vari incontri vicariali e anche con l’incontro di ragazzi di una comunità missionaria…si vede proprio che Dio è dentro di loro. Ciò che mi aiuta a crescere ora, solo a 19 anni, sono il team di animatori che lavorano insieme a me, il consiglio pastorale, del quale faccio parte, perchè è composto da persone con la luce dentro e con molta più esperienza di me, voi, The Sun, vi ho scoperto alla festa giovanissimi al palaverde di Padova e da li non vi ho più lasciato…ogni giorno andando a scuola le vostre canzoni e tutto sembra più bello…e affronto la vita con gioia e voglia di vivere e confrontarmi con gli altri.Un altro evento che ha influito nella mia anima è stato un camposcuola ad Assisi, dove ho conosciuto San Francesco e da li non ho più lasciato neanche lui.
2-cosa mi è stato utile…ciò che ho già scritto sopra….cosa mi manca? una società che accetti gli “outsider” e li capisca, una Chiesa più fedele al Concilio Vaticano II e persone che siano meno attaccati alle cose terrene e che capiscano che avere un Iphone o le scarpe di marca non arricchisce, ma anzi impoverisce.
3- ho anticipato di nuovo la risposta numero 3 rispondendo nella 2 =) ci vorrebbe più umiltà…e comunque c’è già papa Francesco che sta aiutando la Chiesa a cambiare ( Francesco, un nome una assicurazione)
Grazie per avermi fatto riflettere…e ho scritto tutto a getto anch’io quindi non so cosa sia venuto fuori xD
Un bacione e un saluto a tutti =)
Giorgia
ps: sono venuta al concerto a Zanè l’altro giorno, grazie delle emozioni che mi avete fatto provare=) un abbraccione


Giorgia06/28/2013

Non mi capita mai di fare commenti sui blog che leggo, ma in questo caso faccio un’eccezione, perch


facchinaggio05/25/2013

1-2-3)Da un lato vorrei che la Chiesa cambiasse in tante cose sotto tanti punti di vista,dall’altro lato preferirei rimanga anche così come E’,per rendermi conto di come sono io veramente,perchè davvero,se sto crescendo è Grazie anche alle provocazioni e a quello che la Chiesa non è(con cio non voglio dire che tutto deve rimanere statico,cmq se cè la Parola,impossibile che nulla si evolva,si evolve anche quando non crediamo e vediamo perchè Parola è Viva,Dinamica,è Vita).I Santi la sanno lunga.
A lavoro è capitato più volte di trovarmi in discussioni riguardanti la Chiesa(quindi,il suo modo di agire e di fare)es preti pedofili,ricchezze della Chiesa,asili di suore dove vengono maltrattati i bimbi,castità matrimonile,e molto altro.Nonostante voglia difenderla,mi accorgo che per alcune circostanze non si può difendere l’immagine “surreale” di una Chiesa che ti sei costruito nella tua mente,devi saper obbedire/accettare anche questo aspetto che è dolore.Dolore perchè ti accorgi che Chiesa è anche questo,qualcosa di incomprensibile anche agli occhi di chi Crede,anzi,forse,soprattutto per chi Crede,ma non è solo questo.Allora non spetta a me difendere nessuno,o meglio,le parole comunque non basterebbero ne servirebbero.Mio compito è andare alla Sorgente,perchè io non mi basto,non basto a me stessa ne tanto meno agli altri.

INCONTI IMPREVISTI

“(…)Se gli incontri che avremo,programmati o imprevisti,risulteranno buoni,gioiosi e profittevoli,dipenderà anche da noi,dal nostro amore e dalla nostra saggezza.Senza questi,non riusciremo a cogliere buone opportunità per aiutare altri o lasciarci aiutare. L’incontro che Dio vorrà usare per plasmare il nostro carattere e arricchire la nostra mente,potrà sembrarci soltanto uno spiacevole scontro.Viceversa,l’ipocrisia di chi ci attendeva per sfruttarci,ci apparirebbe facilmente come una felice occasione.Impara a pregare che Dio guidi tutti i tuoi incontri”.
Amen

ps:non so chi l’abbia scritto.


monica03/26/2013

Mmm… Nel mio caso nn è x miei k nn sn mi sn staccata smbra d vivere in un convento io sn credente o almeno provo ad esserloankese con ttt le bastonate ricevuto la mia fede vacilla spessovorrei raccontarti la mia esperienza io ho avuto bastonate diverse dalla vita e mi sn rotta piu volte la testa xo sn cose un po xsnali è possibile scrivere in privato? X qnt riguarda cmq le tue domande é diff risp al momento.. Ho scritto slo xk ho il dubbio k tu veda le visite u.u


Greeneyes8903/15/2013

Guarda solo adesso questo blog… e mi va di rispondere alle domande.
1.Il mio percorso è stato un po’ travagliato e pieno di tante sconfitte spirituali…abbandoni, ritorni fino ad arrivare alla “stabilità”..al vero incontro con Cristo.
La Chiesa mi ha aiutata tantissimo… Soprattutto per la visione che ho io della Chiesa. La Chiesa (e qui cito una canzone dei Metatrone) è “Santa, unica anche se ha bisogno di perdono”. La Chiesa Santa è quella che Cristo ha donato a Pietro. Oggi la Chiesa è fatta da uomini fragili e deboli come tutti noi…Quindi sbaglia ma è anche capace di regalarci momenti di gioia, così come è successo a me. La mia Fede è arrivata come un colpo di fulmine proprio mentre entravo in Chiesa. In quella Chiesa ci son sempre andata ma quel giorno, di due anni fa, sentì qualcosa dentro che non so spiegare a parole. Da lì tutto cambiò…
Principalmente io devo tutto a Gesù… Ma Lui si è manifestato attraverso un sacerdote che ora è diventato mia guida e maestro. Gesù mi ha parlato attraverso le parole del sacerdote facendomi innamorare di Dio e della Sua parola. Non smetterò mai di ringraziare il mio parroco per questo grande dono. I suoi consigli, le sue parole, mi han permesso di vivere e affrontare questo cammino chiamato Fede. Cammino semplice ma allo stesso tempo difficile, che porta a Dio. Chi sceglie Dio, sceglie la salita…ma una volta arrivati in cima lo spettacolo sarà meraviglioso.
2.Cosa mi è stato e mi è più utile? L’Eucarestia e la preghiera. In questi due anni di “conversione” l’Eucarestia è stata la mia medicina. La preghiera mi ha aiutata tantissimo. Ci son momenti, così come penso capiti a tutti, in cui non si riesce a pregare… momenti in cui ci allontaniamo totalmente dal nostro cammino spirituale e anche la preghiera più semplice ci vien difficile da fare. E’ li che iniziano i problemi… la vita inizia a diventare noiosa e triste… si va incontro all’ansia, alle preoccupazioni e lasciamo che questi prendano il sopravvento sulla nostra vita. Si piange, si soffre e non si trova via d’uscita. Non ci rendiamo conto che l’unica via d’uscita è Gesù Cristo! La preghiera e l’Eucarestia sono indispensabili… Poi si torna in sé e pregando ogni preoccupazione svanisce… e ritorna la gioia di vivere e di affrontare la vita e i suoi problemi sempre a testa alta, consci del fatto che Gesù non ci lascia soli MAI.
Cosa mi manca? mi mancano le persone con cui condividere queste gioie. Il Signore ci da tanto amore…ma per quale motivo? solo per farci star bene? no…l’Amore di Dio non è mai fine a se stesso. Lui ci da il Suo amore affinché noi riusciamo a trasmetterlo agli altri. Ma quanto è difficile ciò? Mi vien difficile parlare di Dio e di come mi ha “salvata, con gli altri…soprattutto con i giovani della mia età.
3. La Chiesa fondamentalmente sta cambiando… questo mi fa paura ma allo stesso tempo mi da fiducia. Vorrei che fosse più vicina ai giovani…Vorrei che cambiasse, per alcune cose, il suo modo di evangelizzare dando spazio al carisma di persone giovani e “rivoluzionarie” che possano avvicinare i cuori che camminano nelle tenebre per far vedere loro lo spirito e la luce che sono Gesù Cristo può donarci.


Enza03/11/2013

Grazie Francesco, per le emozioni che ci trasmetti, e perchè si capisce che la vera Star sul palco con voi è Gesù! Provo a risponderti, non so se sono ancora in tempo, ma senz’altro la riflessione che mi spingi a fare già mi arricchisce. Quindi doppiamente grazie!
1-L’esempio di molti religiosi, il loro spirito di servizio, il loro “aspettarti” e accompagnarti come fa Gesù, il Buon Pastore. In tutto quello che fanno, nelle attività di una piccola parrocchia o nella Chiesa universale.
2-Ho ricevuto sostegno dalla loro gioia nel testimoniare la Fede (con la effe maiuscola) in Gesù e tutto quello che ci ha rivelato. Facendo una lettura a distanza di anni (molti!), ho notato l’impreparazione nell’avvicinare e consigliare i giovani nelle fasi critiche della loro vita.
3-Vorrei che i religiosi non si sentissero soli, che non si sedessero sulle loro abitudini, che fossero sempre in cammino sulla nostra comune “strada in salita”!
Un forte abbraccio e una preghiera per te, Riccardo, Matteo e Gianluca, che Gesù vi aiuti sempre!


Paolo03/10/2013

Ciao Francesco,
dopo tanto tempo che ho letto questa tua pagina, interessantissima, ho deciso di rispondere :)
1)In chiesa ho vissuto e continuo a vivere l’esperienze più belle, quelle più significative, quelle che ti toccano il cuore e quando lo fanno ti senti davvero viva. Il catechismo, i campi scuola, le feste nell’oratorio e ora gli scout, sono tutte esperienze che mi hanno portato a incontrare persone straordinarie, appunto vere “leggende”.Sono loro che fanno venir fuori il mio lato migliore, sono loro che per la prima volta mi hanno davvero capita, e sono loro che ogni giorno mi aiutano a crescere offrendomi quei valori basilari che molto spesso mancano: l’amore, il rispetto, la semplicità, la gioia di vivere. Proprio ora mi viene in mente una mia cara amica che nonostante le difficoltà che ogni giorno affronta, ha sempre il sorriso sulle labbra, e odia terribilmente vedermi triste. è lei che con la sua gioia di vivere, il suo amore per la vita ogni giorno mi trasmette una felicità assurda. E come lei tante altre continuano a darmi, senza necessariamente ricevere nulla in cambio. Io le definirei veri “spiriti del sole”,perché quando ci sono ti riscaldano il cuore.
2)Ciò che mi è utile tuttora è il confronto con chi in qualche modo la pensa in modo diverso da me. Capita spesso che in riunione agli scout, litighiamo, gridiamo, ma alla fine rimane qualcosa di positivo e costruttivo . Alla fine riusciamo sempre a capire cosa l’altro voglia, riusciamo ad aprire la nostra mente a pensieri diversi dai nostri, è impariamo la cosa, a mio parere, più importante: l’ascolto (nonostante le urla :) ).Per quanto riguarda ciò che mi è mancato, non saprei rispondere a questa domanda… ci rifletterò!
3)Vorrei che la chiesa fosse più aperta all’ascolto, alla comprensione, vorrei una Chiesa semplice come le persone che ho conosciuto. Vorrei che riuscisse a tirare a sé tutto quei ragazzi che soprattutto durante l’adolescenza se ne sono allontanati. Proprio oggi ne parlavo con i miei amici, molti di loro sono atei e in qualche modo sono stati scoraggiati dall’istituzione chiesa,non sapendo che la vera Chiesa è invece costituita per la maggior parte da persone fantastiche. Vorrei che queste chiesa allargasse i propri orizzonti, e per farlo dovrebbe cambiare il linguaggio che utilizza, non più adatto alle nuove generazioni. Una generazione che spesso è messa sotto accusa ma è comunque ancora portatrice di sani valori.
Baci Mara


Mara03/03/2013

Ciao Francesco!

Anche se un po’ in ritardo ti scrivo in mio parere

1-Il gruppo che maggiormente mi ha fatto crescere, che mi ha permesso di scoprire ed essere me stessa, di poter esprimere e portare avanti le mie idee spesso diverse dalla maggioranza senza paura dei giudizi degli altri è stato il gruppo dei giovanissimi di AC e gli animatori che ci hanno accompagnato… GRAZIE!!! Da questa esperienza ho deciso di diventare a mia volta animatrice per cercare di trasmettere quello che io avevo ricevuto e star vicino ai ragazzi nel loro cammino. Sono state molto importanti le testimonianze/esperienze con varie persone e realtà che ho incontrato, in particolar modo l’incontro con qualche sacerdote, una suora di clausura e l’atmosfera di Assisi. Da poco frequento dei movimenti carismatici e questo modo di sentire Dio, Gesù e lo Spirito Santo così forte è stupendo! Si respira proprio un’energia diversa… Molto importante è stato anche frequentare il centro giovanile della parrocchia che è diventato quasi una seconda casa, e anche qui dopo averne “usufruio” sono passata dall’altra parte cercando di impegnarmi per dare qualcosa ai ragazzi con feste e varie iniziative realizzate coinvolgendoli in prima persona.

2-Quello che mi è stato più utile sono state le esperienze concrete: l’atmosferma che ho respirato nei campi scuola vissuti da animata, l’esempio dei miei animatori e non (aspetti positivi e negativi su cui confrontarsi), essere animatrice in una realtà vicariale con nuovi animatori con cui condividere idee, modi di fare e crescere insieme.
Mi è mancato non conoscere varie realtà della chiesa diverse tra loro per poter intraprendere un cammino spirituale personale (in realtà neanche io mi sono tanto impegnata a cercare a causa di vari impegni e mancanza di tempo). Mi è mancato e mi manca tutt’oggi un sacerdote forte e carismatico che segua i giovani e gli animatori in parrocchia, una figura che sia al nostro fianco in questo cammino. Credo ci sia un gran bisogno di queste figure… ma sono consapevole che non è facile averne una in ogni parrocchia e quindi bisogna trovare un altro modo e forse essere noi stessi in primis più carismatici come vorremmo fosse la persona che ci sta accanto!

3-Faccio una premessa: tante cose ci sarebbero da cambiare, ed è sempre facile puntare il dito contro gli altri…ma non dobbiamo dimenticarci che la Chiesa è fatta anche di tanti laici e il cambiamento deve partire anche da noi stessi… a volte non è facile ma quanti nella storia hanno avuto coraggio e determinati nelle loro intezioni sono andati avanti finchè non hanno realizzato il loro obiettivo? E ne è di certo valsa la pena….
Fatta la premessa mi piacerebbe che la Chiesa riuscisse a trasmettere emozioni dalla messa, far in modo che si percepisca l’energia della sacralità di questo rito e che si porti maggior attenzione alla percezione di Dio; ormai è un fare meccanico, di abitudine e con poca intensità. Per far questo credo siano fondamentali dei sacerdoti carismatici e “forti” che riescano a coinvolgere le persone. Servirebbero più sacerdoti vicini ai giovani nelle parrocchie e meno vincolati agli “schemi classici”, un po’ più flessibili, innovativi, disponibili e comprensivi. Penso inoltre che quelle figure di laici che fanno servizi per la comunità credendosi migliori degli altri e vantandosi di quello che fanno puntando il dito contro a tutti gli altri siano controproducenti…porta sicuramente maggior risultato una parola di incoraggiamento, un invio a mettersi in gioco, un coinvolgere in varie iniziative e il proprio esempio concreto invece di tante ramanzine!

grazie

Michela


Michela02/04/2013

Ciao Francesco!Sono Carola.
Prima di tutto voglio farti i complimenti per il tuo articolo e ringraziarti per questa opportunità.
Penso potrei stare ore ad intavolare discussioni su questo argomento, ma cercherò di limitarmi semplicemente rispondendo ai tuoi quesiti, sperando di essere chiara.
Mi trovo molto d’accordo con le tue parole, con cui affermi che il tabu più grande è rimasto la morte. è proprio così. soprattutto se si pensa che coloro che celebrano i funerali, i quali dovrebbero essere testimoni della Risurrezione, sono i primi a non parlare della gioia della Risurrezione.
Ringrazio sempre il Signore, che nei momenti in cui sono saliti al Padre delle persone a me care, c’erano sempre sacerdoti della mia comunità a celebrare le Nozze dell’Agnello (già usare questo nome sarebbe tutta un’altra cosa!); ricordo che in quei momenti c’era sì il dolore, ma anche la certezza che Gesù ha sconfitto la morte e ci ha donato la vita eterna. La cosa bella era che anche chi era totalmente lontano da gesù, in quei momenti sperimentava una speranza, una pace che veniva dal Signore.
Tornando alle domande…
1) Credo innanzitutto che la Chiesa siamo noi, un popolo vivo, un popolo che ha fede; persone che hanno incontrato gesù nella loro vita e possono testimoniare che lui è la vera via, verità e vita!
Sono cresciuta nella Koinonia Giovanni Battista, da quando il Signore ha usato la malattia di mio fratello per farsi incontrare e per farci incontrare la comunità che amo con tutta me stessa. Qui fin da piccola ho incontrato Gesù, come un amico, come colui che mi ama così come sono, che mi ama incondizionatamente e che mi ama a tal punto da dare la sua vita per me. per salvarmi. La comunità mi ha insegnato a crescere nell’esperienza di Gesù vivo e risorto nella mia vita. Ciò è avvenuto in maniera molto concreta: c’era chi si occupava di noi, che non ci faceva delle catechesi, ma noi, in prima persona, sperimentavamo ciò che ci volevano trasmettere; abbiamo fatto corsi, campi, uscite di evangelizzazione etc etc. Durante i campi, sperimentavo sia che Gesù è il garante della vera amicizia e che per superare le difficioltà, i miei limiti, le mie paure dovevo aggrapparmi al Signore e vedere con gli occhi della fede, che Lui può fare miracoli.
la comunità mi ha insegnato ad accogliere le persone che il Signore mi ha messo accanto, in quanto dono suo per me, senza le quali non sarei corpo. La comunità mi ha insegnato ad aprirmi ai carismi e ad essere attenta alla voce di Gesù, che parla attraverso il suo Spirito e molto spesso attraverso la bocca dei fratelli. La comunità mi ha insegnato che cosa sia l’accoglienza, anche nella bellezza, nel preparare le cose con amore, affinchè la persona che viene possa sentirsi accolta, amata e voluta. La comunità mi ha insegnato ad amare, ad amare Gesù e le persone, gli amici, che mi ha messo accanto e che continuerà a mettere sulla mia strada.
2) Mi è stato utile poter vivere, sperimentare e toccare l’amore di Dio per me nei fratelli, negli amici, che come me hanno sperimentato il dono della salvezza.
Mi è stato utile sentirmi ripetere spesso che sono preziosa agli occhi del Signore e che lui mi ha fatto come un prodigio e che mi ama. Mi è stato utile poter esprimere la gioia della Risurrezione e della Salvezza, cantando, saltando e lodando Gasù; poter esprimere la mia gioia, attraverso la lode e preghiera spontanea, attraverso canti gioiosi, che possano davvero essere l’inno di chi è nato a vita nuova!
Mi è stato utile impegnarmi e diventare responsbaili di vari ministeri, come il Ministero Bambini, il Ministero Giovani, il Ministero della Musica, perchè il Signore si muove per chi si muove!
3) Vorrei che la Chiesa fosse più aperta, che non avesse paura di accogliere l’alterità; vorrei che la Chiesa riscoprisse la gioia di essere salvati e la gioia della risurrezione. Vorrei che la Chiesa aprisse le proprie porte; vorrei una chiesa più comunicativa e sopratutto più attuale, più autentica.
é necessario che al centro della Chiesa ci sia l’esperienza personale con Gesù, che si vive e si realizza in pienezza nel vivere in comunità. Vorrei una chiesa che riscoprisse che cosa vuol dire ascoltare la voce del signore, che sia di nuovo aperta ai carismi e che sia gioiosa, di quella gioia, come mi dicono tutti riferendosi alla mia, “strana”, che si possa percepire fin da subito che si tratta di una gioia diversa dalle altre, di una gioia vera!
Vorrei che la Chiesa si aprisse veramente ai giovani, rinnovandosi, con proposte, idee, attività che siano veramente per i giovani; che non avesse paura della forza rivoluzionaria che potrebbero portare dei giovani che ardono per il vangelo, che non avesse paura dei giovani!Vorrei che la chiesa fosse più collaborativa con chi già sta lavorando per la Nuova evangelizzazione, soprattutto indirizzata ai giovani.
Vorrei una chiesa che testimoniasse che Gesù è morto e risorto per me, per te e può cambiare la tua vita e donarti una vita nuova, una vita da figlio di Dio.
I giovani stanno aspettando soltanto che qualcuno annunci loro che Dio li ama e che Gesù ha già pagato per loro e li ha salvati. Ci sono molti modi per farlo e ci sono già molte idee, si dovrebbe solo ascoltare, senza aver paura di quelle proposte che davvero potrebbero cambiare l’attuale situaizone della chiesa e quindi potrebbe portare maree di giovani!

Penso di essermi dilungata un po’ troppo!
Mi piacerebbe poter continuare questo discorso; sono convinta che sia un nuovo periodo per la Chiesa e che ormai è arrivato il momento di ritrovare un po’ le origini della prima chiesa e di agire!

Ancora grazie per questa opportunità e per la vostra testimonianza, che abbiamo avuto la gioia di vedere e accogliere nella nostra oasi!
Vi aspettiamo sempre a braccia aperte!
Ci vediamo il 6 :)


Carola01/29/2013

Queste tre domande hanno richiesto più di una giornata di riflessione ma cercherò di essere breve ;)
In passato (ed anche oggi in realtà) la Chiesa è stata il luogo in cui ho conosciuto gli amici di infanzia, quelli di sempre per intenderci… Dal catechismo, passando per il dopo cresima, per arrivare al Gruppo Tend (cd. “sedi operative” del movimento giovanile della Tendopoli di San Gabriele), senza rendercene conto ci siamo messi in viaggio. Ad onor del vero molto spesso questa nostra spiccata voglia di recarci in Chiesa era legata più al profano che al sacro… era un modo per ottenere più facilmente il permesso di uscire dai nostri genitori! Ma si sa che le vie del Signore sono infinite per cui ben vengano anche queste motivazioni apparentemente deboli ;)
Con il passare del tempo, e dopo numerosi abbandoni e ritorni, qualcosa è cambiato: fede, preghiera e quindi Chiesa sono diventate come un’esigenza. Quindi, per rispondere alla prima domanda direi che oggi la Chiesa mi aiuta a sentirmi una persona completa e non è più soltanto luogo dove darsi appuntamento!
Cosa mi è più utile… essendo una persona che si fa mille domande (non sempre pertinenti) sicuramente mi aiuta avere qualcuno che mi ponga quelle più giuste; in questo i religiosi che ho incontrato nel mio breve cammino mi hanno dato una grande mano!
Cosa mi è mancato: bè diciamo che non tutti gli interlocutori che si incontrano sono disposti ad ascoltare veramente. In questo caso mi riferisco più ai laici che ai religiosi (ma non salvo l’intera categoria): credo profondamente che il protagonismo rischia di mortificare anche il più nobile gesto (il parroco della mia parrocchia riassume il concetto cosi: fare le cose per Cristo senza Cristo)…non so se ho reso l’idea ;)
E veniamo alle dolenti note…cosa vorrei cambiare. Questa domanda mi ha fatto pensare che, in tutti gli incontri di preghiera/discussione del Gruppo Tend , alla fine ci vengono proposte 3 domandine per agevolare una sorta di esame di coscienza in relazione all’argomento trattato; molto spesso queste domande riguardano il nostro modo di vivere nella Comunità/Parrocchia. Per cui vorrei che cambiassimo noi, a partire da me s’intende, che diventassimo sempre di più persone attive, propositive e pensanti!!
Allo stesso tempo vorrei vedere una Chiesa capace di mettersi in discussione e di rinnovarsi accogliendo le proposte che vengono dal “basso” (vedi sopra)anche se comportano la necessità di dover fare un passo indietro.
Potrei continuare ma larga parte delle cose che vorrei scrivere sono state già dette per cui mi fermo qui.
Grazie di averci invitato a riflettere :) Un Abbraccio!!


Francesca01/27/2013

@ giulia:
di CORAGGIO.


giulia01/26/2013

Ciao Francy sono Incaldana
Credo che la morte rimarrà sempre uno dei più grandi enigmi esistenziali e credo che la nostra vita in terra è solo un passaggio attraverso il quale conquistare la meta futura del paradiso, perché io credo che c’è una vita spirituale futura. La vita terrena è un grande dono “SE VISSUTA NELLA PIENEZZA DELLA GRAZIA E DELLA GIOIA”.
Ogni giorno mi rendo sempre più conto di quanto un mio gesto, una mia parola o il mio esempio può influire o condizionare coloro che ho accanto e anche il mondo intero. Non mi spaventa affatto l’idea della morte, perché per me è come un andare dal nostro “Papà”. Mi dispiacerà lasciare affetti vari,perché so che sarà doloroso, ma ciò che conta è il ricordo, l’esempio che ognuno di noi lascia in questa terra. Solo questo ci renderà indelebili.
Mi fa arrabbiare come la chiesa celebra i cosiddetti funerali ossia le “Nozze dell’Agnello” però questo è il segno visibile di una continua contraddizione e incongruenza che ormai affligge le nostre parrocchie e gran parte della Chiesa italiana. Cristo è risorto, ci ha già salvati, ha vinto la morte ed è pronto ad accoglierci nella vita nuova.
1) All’età di 18 anni ho avuto modo di incontrare una comunità attraverso la quale ho sperimentato l’amore di Dio, un amore che vivo quotidianamente sia attraverso la preghiera quotidiana (lettura della Parola, lode e ringraziamenti spontanei, canti e invocazione allo Spirito Santo), ma anche attraverso le relazioni di amicizia (è nell’altro infatti che si incontra Gesù vivo). Mi è stato annunciato che Dio mi ama e che vuole il meglio per me e che l’unica condizione per sperimentare questo amore è accoglierlo nel mio cuore, riconoscermi bisognosa di questo amore e affidargli completamente la mia vita credendo appunto che in lui avrei trovato il meglio. Ed è stato così, anzi l’accoglienza di Gesù nella mia vita ha apportato ( e ne apporta tutt’ora) benedizione anche nella mia famiglia. Quindi se lo ha fatto per me lo può fare per chiunque. Tutto ciò ha poi prodotto un cammino di crescita e di formazione, attualmente in corso.
Il punto è che io sono cresciuta in un ambiente cristiano, frequentavo il coro della parrocchia, ho dato il catechismo per 2 anni ma mi mancava qualcosa. Quando tornavo a casa ero sempre la stessa, i problemi in famiglia non si smuovevano, e la solitudine mi portava a vivere un grande vuoto e infelicità. L’amicizia per me era utopica.
Ma perché per me non c’era nessuno? Nessuno che mi desse speranza e un pizzico di fiducia? Perché nessuno mi diceva che Gesù avrebbe cambiato le cose, se io l’avessi voluto?
A 18 anni poi la grande svolta…
2) Mi è stato utile sperimentare, oltre all’amore di Gesù, anche l’amore dei fratelli e sorelle che mi circondano e che mi amano per quella che sono. Mi ha aiutato sapere che c’è un Dio che ci ascolta che è presente e mi ascolta. Che noi cristiani oltre a chiedere dobbiamo anche fare (e qui il fare può essere inteso anche come ascolto dell’altro, digiuno, preghiera costante). Oltretutto utile è stato, e lo è sempre, sentirsi dire grazie che ci sei, come stai oppure brava, hai talento, puoi farcela e devi farcela. Insomma cose pratiche che delle volte si perdono decisamente di vista.
3) Vorrei una chiesa pronta a togliersi il colletto, a scendere in campo senza più fare differenze di persone perché in fondo Gesù stava con i pubblicani e i peccatori anzi è venuto proprio per loro. (quando parlo di differenze mi riferisco a omosessuali e divorziati in quanto essi stessi non si sentono accolti bensì giudicati dalla chiesa e penso che un atteggiamento di accoglienza farebbe scaturire anche l’esperienza di Gesù e il giusto ritorno ad una vita sana). Credo che la chiesa oggi manchi di esperienze concrete di Gesù. Gesù è risorto, vivo in mezzo a noi ma il messaggio che ci viene trasmesso è di un Gesù morto che ha portato la croce e anche noi dobbiamo portare la nostra croce. Sono stanca di sentire persone accusate e lasciate sole, di vedere una chiesa sterile nei miracoli e di vedere sacerdoti soli. La chiesa è comunità: essa è nata come tale e deve ritornare ad esserlo.
Voglio una chiesa rinnovata nel linguaggio e nei metodi, appunto perché i giovani sentono il bisogno di vivere la gioia e l’allegria della risurrezione.
PS: Qualche giorno fa ti ho scritto un messaggio su facebook…
Con amicizia Incaldana
:)


Incaldana :)01/24/2013

La Chiesa che ho incontrato mi ha indicato Gesù, è Lui che ha cambiato qualcosa in me..perchè l’incontro con tante persone “di Chiesa” rimane sterile se non facciamo diventare Gesù il protagonista. Alla luce della Parola ho potuto riflettere su ciò che conta veramente nella mia vita (e questo può essere fatto anche ricordandoci che la vita è fatta di un tempo, prezioso proprio perché limitato). Prima riponevo troppe energie per guadagnarmi un futuro posto di lavoro dedicando troppo poco tempo alle amicizie, alla preghiera e al servizio (è comunque un percorso.. ogni giorno mi trovo a dover decidere di queste cose –perché studiando sono libera di organizzare il tempo, non di allungarlo- e non è sempre facile ma l’importante è aver VISTO ciò che è importante e su quello tenere fisso o riportare ogni giorno lo sguardo).

Certo il protagonista è Lui, ma i fratelli che me lo hanno indicato sono forti… senza la loro vicinanza, la loro convinzione/fede, il loro coraggio di urlare che Gesù ci può salvare sono stati fondamentali.. mi vien da dire che la Chiesa e quindi noi siamo NECESSARI per l’incontro con Gesù e solo lui SUFFICIENTE per la nostra felicità!

Quello di cui ho sentito la mancanza è “la gioia nelle testimonianze di fede”.. fino a poco tempo fa nei messaggi della Chiesa sentivo la bellezza e la potenza dei messaggi che voleva passarmi ma l’ho sempre sentito fare quasi di nascosto, sempre sussurrato quasi per paura.. e ho incamerato anche questa paura delle critiche ecc. che adesso mi portano a parlare di . Ho incontrato Testimoni che URLANO con gioia il nome e la vita di Gesù con le parole e con i fatti, è la loro convinzione che mi spinge a fare altrettanto.

Lunedì ad un incontro in parrocchia per l’anno della Fede c’è stato un bellissimo momento di condivisione a gruppi formati da giovani, adulti e anziani.
Portare agli altri le proprie esperienze, le gioie, le fatiche, gli ostacoli che incontriamo e vedere nei loro occhi e sentire dalle loro parole che a tutte le età siamo siamo fatti tutti quanti della stessa pasta e tutti con gli stessi desideri di VITA è un grande dono per la Chiesa.


giulia01/24/2013

Ciao Francesco!
Tra il tuo elenco e molte risposte ho già riletto in parte la mia vita, ma ci tengo ad aggiungere una parte più personale.

Ho sentito forte la presenza di Cristo nella Chiesa in particolare e più che altrove nella voce dei pontefici, passati e presenti, in quella dei santi, nella liturgia domenicale e nel sacramento della Riconciliazione.

Ma ho fatto anche esperienza delle membra malate della Chiesa, in cristiani poco convinti e molto mondani, in cristiani tiepidi, in catechisti giovani che mi parlavano di temi attuali ma senza Cristo, in sacerdoti poco sacerdoti (tra cui uno molto lascivo e psicolabile, che mi ha profondamente turbato e che per un lungo periodo ha ferito la mia immagine di Chiesa santa e immacolata).
Questo male sperimentato nella Chiesa mi ha portato a perdere di vista la strada di Cristo, a mettere in discussione il mio rapporto intimo con Lui e la Mammina, e a convincermi che chiedevo troppo da me e dagli altri.

Ma il Signore è stato il mio Dio anche in questi pochi anni di buio, mi ha tenuto per la destra e mi ha detto: “Non temere, io ti vengo in aiuto” (Is 41,13) e lo ha fatto veramente!!!!! Mi ha tolto da quella vita, da quella Simona che non era me, da quelle esperienze di sesso e vuoto esistenziale, da amicizie opprimenti…e mi ha dato la vita che mi aveva promesso, fatta di amore vero, con il mio futuro sposo, e con persone veramente cristiane!! E sono certa che la Madonnina ha pregato molto per me…

Io credo in questa Chiesa, che è il Corpo di Cristo e che è Santa e Immacolata! Le membra malate ci sono, ma il Signore ha dato un tempo anche a loro per convertirsi e per ritornare nelle Sue amorevoli braccia sante! Ad ognuno di noi tocca la sua parte! E come il seme di senape è piccolino e quasi non si vede nell’innumerevole varietà di semi, così ogni cristiano abbandonato a Cristo potrà portare a noi il Regno di Dio già qui sulla terra in modo discreto ma visibile agli occhi di chi crede! :)

Grazie a te e ai The Sun per il vostro cammino di fede nella luce di Cristo! Che la Madonnina vi tenga per mano sempre!
Un abbraccio in Cristo!


Simona01/21/2013

La chiesa è una realtà che mi accompagna da quando sono nata… i miei genitori, certamente, ma soprattutto i miei fratelli sono stati per me esempi importanti, che mi hanno spinto a continuare un cammino di fede nelle realtà presenti sul territorio: la parrocchia, il centro di pastorale giovanile, i frati… quello che vedevo in loro mi piaceva e così, prima per imitazione, poi per scelta mi sono buttata in queste realtà. Ogni esperienza fatta è stata per me momento di crescita non solo spirituale, ma umana, proprio per la possibilità di mettermi in relazione con ragazzi come me e “compagni di viaggio” più grandi, gli animatori, che sapevano vedere in me cose che io non riuscivo a vedere. Nel cuore quindi trovo tanta gratitudine pensando a persone semplici e concrete che mi hanno aiutata a crescere. Per me la chiesa è anche un luogo di amicizie vere e belle, fatte di condivisioni profonde, di confronto, ma anche di scherzi e risate. Ed è il sentire in queste relazioni la presenza e la pienezza di Gesù presente e vivo davvero.
Ma ci sono due critiche che mi sento di muovere e prima di tutto le rivolgo a me stessa, proprio perchè mi sento parte di questa chiesa. La prima è un atteggiamento di chiusura che rischiamo di avere nei confronti di “posizioni” diverse dalla nostra (atei, agnostici, altre confessioni) dimenticandoci che Gesù era un uomo estremamente libero. Lui non cercava di convincere la gente delle sue ragioni. Cercava l’incontro con l’altro. A volte invece noi rischiamo di difendere le nostre posizioni per paura della debolezza e ci dimentichiamo di incontrare davvero chi abbiamo davanti. Mentre credo che la nostra debolezza sia il primo passo per la comunione!
E la seconda critica è che credo che come chiesa dobbiamo aver meno paura di sporcarci le mani, concretamente. Condividere la nostra ricchezza (materiale ma non solo!), aiutare chi ha bisogno, lavorare con serietà e professionalità lì dove ci troviamo, essere pronti a gesti di gratuità silenziosi ma efficaci… non solo tra di noi (perchè dall’amore tra di noi si riconosce che siamo discepoli di Gesù!) ma soprattutto verso quelle “pecorelle perdute” che Dio si affanna tanto a cercare. In sostanza credo che come chiesa dobbiamo ricordarci di guardare prima di tutto a Gesù e fare come lui. Essere meno attaccati ai beni materiali, donare la nostra vita, non a parole, ma con i fatti, anche per chi non gliene frega niente, anche per chi ci insulta, anche per chi non se ne accorge. …Non so se sarò mai in grado di arrivare a tanto, ma almeno ci vorrei provare!


Dani01/19/2013

Sono cresciuta con accanto una famiglia molto credente e quindi sin da piccola la realtà della parrocchia e della chiesa han fatto parte del mio percorso.
Fino circa ai 14 anni vivevo la fede in maniera passiva,la vedevo come una cosa imposta e quindi di conseguenza andavo a messa perchè me lo dicevano i miei genitori, partecipavo all’acr perchè mi mandavano e perchè c’erano i miei amici di sempre, era una cosa che non sentivo e che facevo perchè spinta.
Iniziano le superiori e io ho passato un periodo della mia adolescenza abbastanza ingestibile, mia mamma non sapendo più cosa fare, perchè non andavo più a messa, facevo tutto l’incontrario di quello che loro mi dicevano, l’estate della pirma superiore mi iscrive di nascosto ad un camposcuola diocesano, dove non conoscevo completamente nessuno. Ovviamente io fino all’ultimo arrabbiata con i miei perchè non volevo partire, dopo aver fatto innumerevoli campi già da quando ero in seconda elementare ogni estate con la mia parocchia, mieì ero stancata. Alla fine son partita e devo dire che quel campo è stata la svolta per la mia fede e la mia crescita personale.
Ho conosciuto nuove persone, ho conosciuto un don che ancora ora, è un amico speciale e una guida sempre presente.
Ho inziato a far parte del Msac, il movimento studenti di azione cattolica, e attraverso quello i cinque anni delle superiori li ho vissuti in maniea attiva, perchè mi facevano vivere la scuola da protagonista e accompagnata dalla fede.
Da li, ogni estate ho fatto un campo diocesano, ho fatto vari weekend spirituali e un percorso di discernimento che mi han fatto maturare e crescere nella fede.
Ho incontrato persone che ora sono indispensabili nella mia vita e che mi hanno aiutato, a partire da semplici animatori, presti, assistenti e compagni di viaggio che son diventati splendidi amici.
Poi è arrivata l’Africa che è un componente ora fondamentale nella mia vita, una esperienza che ti cambia la visuale di molte cose.
Attraverso questa esperienza ho capito che alla chiesa, tra tutte le varie religioni qui manca comunicazione.
Manca il senso di comunità, quel senso di aiuto reciproco e di aiutarsi l’uno con l’altro. MAnca l’essere comunità tutti assieme, senza differenze.
Vorrei che la chiesa diventasse più umile, a partire dal Vaticano andando in giù. Vorrei una chiesa pari, senza distinzioni e senza malelingue.
Vorrei più semplicità e sobrietà, ecco questa sarebbe la chiesa che mi piacerebbe.


Eleonora01/19/2013

1. Mi hanno aiutato facendomi fare una strada che mi appartenesse, una strada giusta per me, che sono ancora un po’ piccina (16 anni ahah), una strada piena di iniziative e di felicità! E quando ho scoperto che la religione non fosse solo un ‘chiesa e prega’ mi sono illuminata! Ho ancora tante domande, peró so che con il tempo si sveleranno tutte!
2. Mi è stato utile fare scout, senza scout non avrei mai scoperto questo altro lato della religione. A scout ho conosciuto persone che mi hanno aiutato molto e mi hanno accompagnato nel mio cammino.
3. Vorrei che la chiesa riuscisse a far capire ai ragazzi che la religione non è solo un aspetto di ‘pregare e andare a messa la domenica’, vorrei che facesse anche capire che ‘non puoi amare dio se non ami l’uomo’ e perciò il rispetto reciproco, io rispetto le tue idee e tu rispetti le mie. La chiesa dovrebbe farsi rispettare e riprendere credibilità. Il futuro siamo noi, siamo i giovani di oggi e questa generazione, la mia generazione, distruggerà tutto ciò che c’è e c’è stato fin ora rispetto alla religione, solo per inseguire una moda, solo per omologarsi.
Grazie di avermi fatto riflettere su questi punti, spero di essere stata chiara!
Un abbraccio! Flami


Flaminia01/18/2013

Io sono cresciuta in una famiglia credente, e questa per me è stata la prima, bellissima esperienza di Chiesa. Perché la Chiesa non è e non può pensare di essere soltanto una struttura gerarchica, la Chiesa siamo tutti noi, “un solo corpo” come ha detto qualcuno. Ho avuto la fortuna di avere il sostegno di un Centro di Pastorale Giovanile veramente splendido, dove incontrando sacerdoti e suore meravigliosi e ho potuto vivere esperienze indimenticabili che mi hanno fatto crescere come persona oltre che come credente, e che mi hanno fatto scoprire il profondo valore umano e spirituale del messaggio d’Amore di Gesù (perché le due cose non possono essere in armonia tra loro?). Ho avuto l’immensa fortuna di conoscere alcuni preti che hanno saputo veramente rendere ragione della “speranza che è in noi”, che hanno saputo essere testimoni credibili e credenti (parlando di preti si dà spesso per scontato, ma sono uomini come tutti gli altri e la fede può essere un percorso a volte faticoso anche per loro). Ecco, la fede vera accetta di mettersi costantemente in discussione, altrimenti muore o si fossilizza; alcuni conoscenti non credenti o appartenenti a credi diversi mi hanno detto di guardare con sospetto a noi cattolici perché “ci sentiamo già arrivati e troppo pieni di certezze”. Vorrei che sapessimo distinguere la speranza dalla presunzione, perché sentirsi già arrivati porta inevitabilmente a non crescere mai nè a fare crescere chi guarda al nostro esempio. I sacerdoti che conosco non sono così, e li ammirò molto per questo. Vorrei che l’istituzione ecclesiastica cercasse di rendersi più spendibile nel mondo concreto, e che noi la stimolassimo di più in questo senso. Non basta un account su Twitter per questo, anche se potrebbe anche essere utile. A volte mi sembra che ci sia una forte rigidità, ma prima di definirlo eccessiva vorrei poterla capire. A volte mi sento perplessa in prima persona rispetto ad alcuni aspetti della Chiesa: possono essere perplessità fondate oppure influenzate da pregiudizi e parzialità che purtroppo sui media sono molto di moda, ma è difficile distinguere i due casi. Ad ogni modo faccio fatica a trovare le motivazioni dietro le posizioni nette che si prendono a volte, e le vorrei capire perché come cristiana voglio potersi identificare il più possibile con chi mi rappresenta. Non siamo stupidi, e pur senza pretendere di rendere la fede comprensibile vorrei che potessimo almeno renderla credibile. A volte ho l’impressione di un desiderio di mantenere la Tradizione come qualcosa di chiuso, un testimone da passare, ma per essere viva la tradizione deve incontrare il mondo in cui viene trasmessa, e ho l’impressione che faccia fatica.. È più facile osservare un messaggio in modalità già codificate e solidificate che non tradurlo per metterlo alla portata dei giovani, ma oggi la Chiesa non può permetterselo, perché inseguendo alcune formalità rischia di perdere tanti nostri coetanei. E anche noi rischiamo di non fare molto per evitarlo se non siamo noi stessi testimoni autentici. Per quella che un non credente definirebbe ironia della sorte, uno dei giovani testimoni più straordinari, uno dei giovani sacerdoti più in gamba che abbia mai conosciuto e che mi ha aiutato qualche tempo fa a dare significato all’orizzonte ultimo della morte, da qualche settimana ha anche lui lasciato questo nostro mondo. Lui credeva fortemente nella Chiesa dei giovani, e lui stesso ne è stato un instancabile promotore. Ora lascia un vuoto incolmabile, ma non la disperazione. Abbiamo il suo testimone, ora dobbiamo correre.
Ciao, Valeria


Valeria01/17/2013

1) Da, dove cominciare…la mia storia di fede è una lunga storia, in primis i miei genitori mi hanno avvicinata a Cristo, in modo non convenzionale (mio papà agnostico e mia mamma all’epoca credente ma poco praticante): hanno scelto di non battezzarmi da piccola, e in terza elementare mi hanno posto davanti alla possibilità di scegliere…e di fronte a due possibilità io ho proprio scelto Gesù, mi sono battezzata e da allora è stato un cammino forte, bellissimo…!
Poi le mie animatrici dell’adolescenza, che, nel momento del dubbio, della crisi, del disgusto per la fastosità della Chiesa, mi hanno fatto conoscere l’esistenza di un modo di credere semplice, diverso, fatto di canto, di gioa, di povertà, Amore, accoglienza e semplicità!
Poi non so se conta, ma il mio ragazzo mi ha aiutata tantissimo, lui era credente, ma cresciuto in un paesino sperduto del salento, dove la Chiesa è oppressione, giudizio, abitudine, oscurantismo…non ce l’ha fatta più a credere che quella Chiesa fosse davvero espressione di quel Gesù in cui credeva…e lui mi ha insegnato quando la fede è un dono prezioso, e quanto viverla con Amore e povertà sia fondamentale per conservarla, per poter cambiare questa Chiesa distante da dentro…riuscendo a gioire della mia fede, di avvicinarsi di nuovo al Suo messaggio….perchè c’è qualcuno che cerca di viverlo con semplicità!
2) Ciò che mi è stato più utlile? beh, senza dubbio crescere in una famiglia che mi ha lasciata libera di scegliere supportandomi con Amore, e un ragazzo che riesce a condividere con questo cammino pur facendo fatica a credere, e poi i campiscuola, tutte le esperienze che ho vissuto in parrocchia da adolescente che mi hanno fatto scoprire un modo giovane e informale di vivere la Fede. E poi il coro giovani, che mi ha fatto scoprire la bellezza di una messa sentita, una Messa di comunione con Gesù, non solo liturgia!
3) Io vorrei che la Chiesa fosse più vicina al messaggio di povertà del Vangelo, che non si limitasse a giudicare e criticare secondo una morale, a mio avviso del tutto umana, ma che l’unica morale sia quella di GEsù. Vorrei delle messe più semplici, più vicine, fatte di condivisione semplice, vera, di gesti simbolici, ma semplici, con meno oro, meno sfarzo e più musica, più vicinana anche fisica del prete.
E infine vorrei che la Chiesa fosse più aperta a tutti, perchè Dio Ama tutti indistintamente, anche e soprattutto le pecorelle smarrite!

Ecco qui le mie risposte, scritte di getto e forse un po’ lunghe, ma questo cammino mi da davvero tanta gioia, che non riesco a nn condividere!


Agne01/17/2013

Ciao Francesco!
Mi chiamo Claudia e sono cresciuta in una famiglia credente. Sin da piccola ho sempre frequentato la parrocchia entrando a far parte del mondo dell’ A.C.R.
Ho fatto il mio percorso da animata (e quindi fino ai 18 anni) ed ho avuto la fortuna di avere come Educatori dei ragazzi bravissimi che ci hanno sempre accompagnato con attenzione, sensibilità e pazienza, dandoci un’infarinatura generale su chi fosse Gesù..ma ero una ragazzina e la mia idea era piuttosto limitata!
Dopo i 18 anni ho conosciuto la realtà francescana dei frati minori dell’Umbria,ed iniziando a frequentare qualche loro proposta, l’idea che avevo di Dio è completamente cambiata;l’ho approfondita mettendomi in discussione in prima persona (e non è per niente facile, ci sono molti momenti ‘no’, ma vedo che servono più di altri in cui sembra tutto più facile)ed è cresciuta, sia grazie a dei meravigliosi fratini che sanno ascoltare e guidare moltissimi ragazzi nelle loro scelte, sanno rispondere ai loro perchè (nei limiti del possibile)e sia a tutti quei fratelli e le sorelle che il Signore mette nella vita di ognuno.
2 e 3 domanda
Alcune volte ho sentito la mancanza di concretezza e coerenza sopratutto su ciò che si predicava e ciò che effettivamente si faceva da parte di alcuni preti che non sapevano mettersi in gioco, o non sapevano attirare giovani o tenersi quelli che già erano presenti in parrocchia.
Spesso durante le messe si preferiscono vocaboli altisonanti e ci si attiene ad una forma specifica per la celebrazione eucaristica, e invece credo che il segreto per parlare al cuore dei giovani, rassicurarli su chi sia Dio (un Padre, e non un dio che ci giudica, assente, cattivo etc..) sia affrontare con parole semplici concetti difficili.
Anch’io spero che la Chiesa cambi in alcuni modi di porsi e in alcune sue vedute, ma credo anche che ognuno di noi nel suo piccolo debba fare del suo meglio per sforzarsi di diventare un buon Cristiano: Cristiano in ciò che dice, sceglie e compie.
Noi siamo NEL mondo, ma NON DEL mondo (cit)
Un’ultima cosa, prometto! mi dispiace per il tuo amico, ma se ti può essere d’aiuto c’è una testimonianza bellissima di una nostra coetanea di Roma che ci può aiutare a capire la morte attraverso la Fede e senza la Paura: lei è Chiara Corbella Petrillo ed amava ripetere “Siamo nati, e non moriremo mai più”
Buon cammino.
Claudia


Claudia01/15/2013

Premettendo che non mi sono mai interessata della religione, che sono agnostica, che la Chiesa non mi va a genio e che ho cominciato ad apprezzare un po’ Gesù solo grazie a voi Sun, cercherò di rispondere a queste tre difficili domande.

Domanda 1, in cosa la Chiesa mi ha migliorata: direi praticamente in niente, complice il fatto che la religione cattolica mi è sempre stata imposta e insegnata come un dovere e non come una scelta di libertà. Nel mio breve percorso da cristiana-agnostica credo che la Chiesa e le persone che ne fanno parte abbiano solo contribuito a confondermi le idee. Non ho mai avuto delle figure guida che mi aiutassero a rinforzare la mia fede e sono davvero poche le persone di chiesa che ho incontrato che posso definire “illuminanti”.

Domanda 3, in cosa vorrei che la Chiesa cambiasse: vorrei prima di tutto che fosse meno grottesca e misteriosa, vorrei che ci fosse più Luce. Vorrei che fosse più semplice, che passasse dei messaggi comprensibili anche ai bambini. Ma soprattutto vorrei che puntasse tanto sul messaggio principale di Gesù: l’Amore. Quello semplice dei bambini, con la A maiuscola, che non vuole niente in cambio, senza limite, quello che da più di duemila anni un ragazzo di trent’anni cerca di insegnarci, e che purtroppo continua invece ad essere respinto.

Domanda 2, cosa mi manca: direi più o meno tutto. La semplicità prima di tutto, un po’ di chiarezza e genuinità nei valori trasmessi. La cosa più importante di tutte, è che vorrei che la Chiesa mi desse un motivo valido e fondamentale per il quale io debba creda in Dio, nel dio cristiano, e non in qualsiasi altra religione.

Grazie Franci della bella condivisione, tu sì che sei illuminante! :)
Simmy


Simmy01/15/2013

@ Lore:
:) :) :)


Silvia01/15/2013

Io frequento la Chiesa, anche se per alcuni aspetti sono un pò contrario..ma devo dire che nei momenti di difficoltà, partecipare ad iniziative come i campiscuola o le feste regionali dei giovani a jesolo,o di recente il dreamin up, mi ha aiutato moltissimo, a superare momenti difficili e a sentirmi più sereno. E provo una gioia immensa al pensiero che io sono là a godere di momenti unici quando molti altri ragazzi come me si stanno ubriacando senza limiti, stanno assumendo droghe o quant altro. Credo che la Chisa dovrebbe proprio cercare di inglobare chi la chiesa non la vuole o la rifiuta perchè cresciuto in un ambiente che la disprezza e non per una scelta personale..magari non con il solito “vieni a messa” ma con esperienza che ti cambiano la vita..e ci sono molte persone che lo sanno fare


cristian01/15/2013

Ciao Francesco! Prima di tutto, grazie di cuore per i pensieri che hai condiviso con noi, grazie per la luce e la speranza che riesci a trasmettere con poche parole, e grazie per aver voluto coinvolgerci!
Avevo 13 anni quando ho partecipato al mio primo camposcuola, organizzato dal centro di pastorale della diocesi di Verona. Come tante le ragazzine di quell’età, pensavo che più diventavo uguale alla altre, più sarei stata felice e piena di amici. Eppure, all’età di 13 anni, in una casa sperduta fra le montagne, ho visto Dio entrare nella mia vita, non solo l’ho visto, l’ho sentito con chiarezza, l’ho vissuto. Un sacerdote, qualche suore, tanti animatori e il nostro amico Spirito hanno portato nella mia vita qualcosa in cui non credevo. Da allora ho capito che ciò che ero, la mia individualità nei suoi pregi e difetti, è un dono di Dio e non dovevo rinunciarci. Da allora ho iniziato, e sempre di più andando avanti col tempo, a fare scelte coraggiose e in contro tendenza. Questi sono stati i primi doni che la Chiesa di Dio mi ha fatto, e nel proseguire il mio percorso (compirò 18 anni fra alcuni mesi) la Chiesa ha continuato ad esserci per me come punto di riferimento, sempre pronta a rinnovare la mia fede quando traballava. Ad essere utili per me sono state soprattutto le esperienze quali campiscuola, gruppi giovani, occasione dedicate in particolare ai giovani, perché i giovani hanno bisogno di un’attenzione particolare, di un approccio diverso, ma se vengono presi col piede giusto possono veramente diventare Spiriti del sole, inestimabili doni per chi sta loro intorno!
Purtroppo la Chiesa diventa troppo spesso abitudine: le chiese sono piene di persone che si dichiarano cristiane perché così educate dalla famiglia, ma senza vera convinzione, e dovere della Chiesa sarebbe quello ridare significato alla fede di ciascuno, ma questo, troppo spesso, non accade. La Messa e la vita di parrocchia in genere coinvolge la ristretta cerchia di “fedelissimi”, ma a coloro che credono per abitudine, o che non credono affatto, la Chiesa non sempre sa rivolgersi in maniera adeguata. Personalmente ho avuto la fortuna di fare le esperienze giuste e conoscere persone che mi hanno portata a credere, ma non sempre e non ovunque è così… Anche se questo è uno dei motivi per cui tutti noi siamo chiamati a metterci in gioco e diventare testimoni!
Un abbraccio grandissimo e tanta stima! Veronica :)


Veronica01/15/2013

Ciao Francesco,

colgo la tua provocazione e rispondo alle tue domande.
SECONDO ME innanzi tutto bisogna fare una precisazione e cioè cosa si intende per “chiesa” perché ogni uno ha una sua personale e originalissima idea…
Credo che spesso si confonda la parola clero con la parola chiesa.
Per definizione la Chiesa è la sposa di Cristo ma questo non significa che solo chi sceglie la vita consacrata sia parte della Chiesa, giusto?
TUTTI I BATTEZZATI SONO CHIESA PERCHE’ TESTIMONI DELLA RESURREZIONE! Una grande responsabilità quindi…
(consiglio di approfondire il tema di cosa significa battezzarsi http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p2s2c1a1_it.htm. Bisognerebbe poi aprire l’argomento battesimo che non è imposizione ma DONO che i genitori fanno al figlio perché essere battezzati significa essere salvati dalla morte e quale genitore non lo vorrebbe per il proprio figlio!! E solo così Francesco potresti trovare tutte le tue risposte sull’argomento morte)

1. sono parte della chiesa da sempre e l’ho frequentata andando a messa tutte le domeniche portata dai miei genitori, sono stata poi sempre attiva nei gruppi parrocchiali dell’Azione Cattolica, sono stata animatrice di Azione Cattolica per molti anni. In cosa mi hanno aiutato a crescere? Nelle tradizioni religiose di paese! Tutto il mio retaggio storico\culturale sulla religione l’ho appreso prima di tutto dalla mia famiglia, i catechisti e animatori ed in ultima poi il sacerdote e il cappellano. Ma questa idea di Dio l’ho poi ripulita quando ho incontrato Cristo veramente nella mia vita e quando ho iniziato ad approfondire non tanto la religione ma la FEDE cristiana! Ecco perché ho iniziato e tutt’ora conduco un cammino francescano, prima di tutto perché la spiritualità francescana è la mia spiritualità, il mio mondo, il canale di comunicazione con cui meglio comprendo la Parola di Dio nella mia vita e in secondo luogo perché la Provvidenza mi ha portato ad Assisi e ne ha fatto la mia casa, quindi per un legame affettivo forte.
Le persone che mi accompagnano in questo cammino sono frati minori, suore francescane e tanti ma tanti giovani da ogni parte d’Italia, grazie a questo ho sdoganato molto l’idea distorta che avevo di Dio, ho imparato a capire come mi parla, ho messo a posto tante cosucce del passato, – non sono sempre stata una brava ragazza, non lo sono neanche ora! – ho imparato tanto sull’Amore, sulla Vita, sulla Verità e il cammino continua… 

2. quello che non ho trovato in tanti anni di parrocchia, vicariato e diocesi, l’ho trovato nel mio cammino francescano. Questo perché avevo una disponibilità del cuore diversa (mai pensare che la colpa è solo degli altri) ma anche perché i frati usano un linguaggio più semplice e diretto che per me personalmente è stato quello più congeniale come detto prima.

3. personalmente non trovo che la Chiesa debba cambiare particolarmente… infondo vuoi vedere che 2000 anni di storia, sbagli, intrighi e tutto il resto, non sono bastati per farla migliorare almeno un po’?
Se proprio vogliamo farla migliorare un po’ iniziamo ad essere cristiani responsabili, comportandoci da cristiani sempre, aiutiamoli questi preti di parrocchia! anche rimbeccandoli, perché no!?
(Calcola che sono miseri esseri umani come noi, che vivono soli – credo che influisca tanto e che sia qualcosa che fa la differenza tra loro e un frate che fa vita di comunità per dirne una)

Un’ultima cosa: ho capito, leggendo questa tua nuova pagina, che non ti è piaciuto partecipare ad un rito delle esequie in particolare… Per natura io sono una molto schietta, sai cosa avrei fatto? Avrei preso il prete e gli avrei detto: “caro don, il funerale che hai celebrato era un mortorio! Ma la celebrazione di un funerale non è forse un rito pasquale?!? E allora perché non esultiamo nella gioia per questo nostro fratello che ora può godere della Luce di Cristo???”
Scusa forse ho calcato un po’ troppo, posso comprendere tutto il dolore che porta una perdita, ma cosa vorresti che facessero i tuoi cari il giorno del tuo funerale?
Mi sono dilungata molto, porta pazienza…
Ciao, Federica Welly


Federica01/15/2013

Prima di rispondere alle domande, vorrei partire dal definire che cos’è la Chiesa per me. Bè, direi che siamo noi, un popolo in cammino che ha avuto un incontro personale con Gesù e ha sperimentato il suo amore; un popolo vivo, che vive e che gioisce perchè gli è data la possibilità di vedere con gli occhi della fede anche davanti alla morte, che diventa una nuova vita, da vivere in pienezza alla presenza di Cristo…e questo significa anche andare contro corrente. Credo di vivere la Chiesa ogni giorno: non è altro che l’esperienza forte di Gesù vivo e presente nella mia vita e che condivido e ritrovo concretamente nelle persone che mi stanno accanto, nelle amicizie, nei piccoli e grandi gesti d’amore. Vivo la Chiesa nella mia comunità e nelle persone che attraverso di essa, il Signore mi fa incontrare. L’essere Chiesa mi ha reso parte di una famiglia, dove tutti sono fratelli e sorelle, dove i legami d’amicizia e d’amore sono forti, veri ed autentici perchè in Cristo. Mi sento chiamata ad essere testimone di ciò che Gesù ha fatto per me e mi sento di gridare a gran voce, insieme a tutti i giovani che hanno fatto esperienza di Cristo risorto, anche alla Chiesa come istituzione perchè più volte manca in chiarezza e in nuovi metodi. Desidererei che la Chiesa si svecchiasse, che fosse innovativa nel modo di approccio e che sostenesse fortemente tutti quei giovani che come me e come tanti altri, e come te Francesco, insieme ai tuoi compagni di vita, testimoniano ogni giorno Gesù vivo anche a chi ancora non l’ha incontrato.


Ale =)01/15/2013

Gesu’ sta alla porta a bussa, e poi ancora, continua a bussare, sbircia dalla finestra e vede che ci sei, e allora riprova, poi tenta di telefonarti, di chiedere ad altre persone…e riprova…
MA SOLO TU PUOI APRIRE.
…E questa è la più grande forma di rispetto che può portarti.
La Chiesa è la faccia umana di Gesù. Tutta la Chiesa credo che parli di Cristo, ma la sua natura imperfetta ed umana non le permette di riuscire sempre nell’intento…essa è tanto affascinate, quanto spesso ipocrita…ma tutto questo aiuta ognuno di noi a porci domande, a riflettere e ad avvicinarci sempre più alla Verità…e mi chiedo forse se non sia veramente questo il fine ultimo della Chiesa…non riuscire sempre nell’intento…
Nella Chiesa sono cresciuto, ho imparato, ho sbagliato, mi sono annoiato confuso…ma alla fine, il risultato dell’espressione è sicuramente positivo, e lo sarà sicuramente per chiunque tenti di aprire la porta a quell’individuo che continua a bussare.
Non so mai se sono e sarò in grado di aprirgli, ma solo la ricerca…mi basta…e forse spero di riuscirci sono alla fine della mia vita.
Sarebbe simpatico, carino e giusto…se alla fine di questa vita…ci trovassimo in compagnia di Gesù, in semplicità, su un divano, magari con una birra fresca in mano e il telecomando nell’altra, per vedere insieme il film di tutta la nostra vita, con la piena coscienza della verità divina e con occhi giusti. Allora si! sorrideremo per tutte le volte che avremmo aiutato, donato un sorriso, pregato per qualcuno….e si! sarà anche “pianto e stridore di denti” per il rimorso e il rimpianto per non aver provato ad ascoltare le parole di quel tizio…che ancora bussa.


Lore01/14/2013

Sono cresciuta nell’insegnamento praticamente preconciliare della religione. Morendo, se eri stato bravo e buonissimo se il Padreterno era di buon umore e tu eri molto fortunato allora ti aspettavano secoli di purgatorio. Ancor prima dell’età della ragione ho gettato tutto nel cestino.
Ho cercato risposte in pressochè tutte le religioni e mi sono riavvicinata alla fede soltanto da alcun anni, trovandomi a dover ristudiare da zero più o meno tutto dato che molti dei concetti che mi erano stati insegnati eranoerrati.
Anche io trovo incoerente l’atteggiamento della chiesa verso la morte e penso che la morte nella nostra cultura, sia per chi è religioso che per chi non lo è, l’ultimo tabu.
Una prova ne è, per esempio, che abbiamo tanti di quei sinonimi e modi di dire per riferirci ad essa che pare sia una parola proibita.
Il maggiore aiuto nell’affrontare l’idea della morte me lo ha dato lo studio delle filosofie orientali e non la chiesa.
Se immaginare che adesso appare qualcuno che ti dice “fra un’ora morirai!” (o fra un giorno, è uguale) fa venire l’ansia di cercare di fare cento cose tralasciate in precedenza (dire ti voglio bene all’amore della tua vita, chiedere perdono ad un amico ..) allora stai sbagliando qualche cosa di grosso. Io vivo pensando che l’unica cosa che deve venirmi in mente ad un simile annuncio è ‘ok!’, abbracciare chi mi sta vicino e ricordare loro che dopo la mia morte voglio una festa con tutti gli amici.
In generale mi sembra che la chiesa sia ben lontana dal riuscire a testimoniare la sua fede nella risurrezione.
Perchè, per esempio, anzichè chiedere di pregare per l’anima di un defunto, non passa direttamente a chiederci di pregare CON lui?


Claudia01/14/2013

Ciao Francesco! Rispondo alla tua domanda perchè alcuni aspetti della tua riflessione sono gli stessi su cui è capitato anche a me di pensare.
Sono un’educatrice di Giovanissimi di AC, e questa è sicuramente l’esperienza che più mi ha permesso di crescere nella Chiesa: essere un riferimento per qualcuno, oltre ad essere una grande responsabilità, rappresenta un’occasione per trovare il proprio posto nel mondo come cristiana, non solo come persona. Essere testimone è il motivo che ti fa sentire parte di qualcosa di grande, ma non dal punto di vista istituzionale, bensì per qualcosa di diverso: l’amore di Dio, che non si vede, ma che ci fa sentire speciali, unici. Tanta strada c’è ancora da fare, soprattutto perchè ci sono delle domande a cui non so dare risposta, e una di queste è proprio la morte, perchè la gente soffre, perchè esiste il dolore, il perchè della cattiveria…e se non hai nessuno che te lo spiega rischi davvero di perderti. Posso dire di essere fortunata perchè sulla mia strada ho potuto gustare la compagnia di persone (preti, soprattutto) che a modo loro mi hanno aiutato a cogliere il bello delle piccole cose della vita, mi hanno insegnato a stringere i denti nella sofferenza e ad avere fede, che non è per nulla facile, ma è questo il bello della sfida…sperare che quando tutto fa schifo ci sia una partenza per poter stare bene, ancora una volta. Il cambiamento che mi piacerebbe fosse attuato è una maggiore vicinanza della Chiesa ai giovani, non come un obbligo, una forzatura, un’imposizione, ma come una scelta libera, fatta con convinzione e con gioia grazie anche a dei testimoni entusiasti, e non chiusi su degli ideali statici e immutabili. Io in questo cambiamento ci credo, e prima o poi penso che sicuramente qualcosa succederà.
Grazie per avermi dato la possibilità di pensarci su,
un bacio

f.


Federica01/14/2013

1. Sono cresciuta intorno alla chiesa, e nonostante tutto non potrei farne a meno. Ogni persona che ho incontrato è sempre stata un sostegno, mi ha insegnato e trasmesso qualcosa sia nel bene che nel male, un sorriso, una buona parola, una rassicurazione, un’educazione ecc., e ora che sono cresciuta e provo io a trasmettere buone cose ai più giovani, ancora una volta, trovo che siano loro a trasmettere qualcosa a me…nonostante la fatica c’è sempre qualcosa di bello in ognuno di loro!!!
2. Le occasioni di preghiera in gruppo, sono ossigeno per il cuore, le veglie con la musica, le luci e l’atmosfera piena di sentimenti commuovono e aprono alla preghiera sincera. Sarà che non ho mai avuto tanta fiducia in me stessa ma tutto questo mi aiuta a condividere e parlare con Dio. A me piace ricordare quello che diceva il mio papa Giovanni Paolo II ai giovani: “Non abbiate paura!”. Ed è proprio sui giovani che la chiesa dovrebbe contare….riuscire a contagiarli, coinvolgerli e arrivare ai loro cuori.
3. I giovani sono confusi, hanno fretta di sperimentare, non hanno punti fermi, ma loro sono il futuro e secondo me la Chiesa deve fidarsi di loro, creare occasioni di unione, di preghiera, insegnarli ad amare, a rispettare, aiutarli ad avvicinarsi a varie realtà, sensibilizzarli verso i diversi, i disabili e renderli responsabili anche delle piccole cose.
Poi si potrà pensare anche alle grandi…
Grazie Francesco per avermi dato la possibilità di fermarmi a riflettere. Un abbraccio, Eleonora.


Eleonora01/14/2013

Se ripenso al mio percorso personale.. sono stata immersa nella Chiesa fin dalla nascita! non parlo solo del battesimo e del Catechismo, che ho vissuto sempre con tanta gioia e attesa come molti dei bambini della mia età. Ricordo ancora con il sorriso sulle labbra il mio don che ci insegnava a cantare alla fine di ogni “lezione” di catechismo molte canzoni che poi cantavamo tutti stretti stretti nei banchi alla messa di domenica.. poi il don è mancato..ho ricevuto la Cresima.. e me ne sono andata perchè quell’oratorio..il mio oratorio era stato assegnato alla mercè del primo sacerdote disponibile della diocesi! e chi è arrivato dopo quel don credo vedesse l’oratorio e noi ragazzini dentro quasi come un peso. Ho iniziato a vagare in cerca (non so bene di cosa, forse della vera Chiesa) negli altri oratori della mia città.. poi mi sono arresa! Ho capito che ciò che mi offrivano..Bans, giochi, Bans, Giochi..non faceva per me. Allora mi sono buttata a pieno ritmo nell’associazione di volontariato che fin dalla nascita ho frequentato perchè i miei genitori condividevano questo interesse e mi hanno sempre coinvolto, lasciandomi però sempre libera di fare le scelte e le esperienze che ritenevo più giuste. Così ho trovato la Chiesa che cercavo quella che volevo..ho capito che la Chiesa non è l’uomo che apre il portone dell’oratorio e che mi annoia ogni domenica con prediche così lontane dalla realtà che vivo/viviamo.. la Chiesa sono tanti uomini e donne di ogni età, stato di salute e condizione socio-emotiva che condividono l’Amore per la vita, la Gioia di stare insieme.. in questa associazione ho trovato queste persone: sono andata controcorrente perchè per le ragazze/ragazzi della mia età faceva figo andare all’oratorio a fare i Bans, ma non era per niente figo sacrificare i sabati, le domeniche, i Capodanni per stare con persone anziane, ragazzi e ragazze disabili.. Tuttora frequento questa associazione! tuttora penso che la Chiesa sia fatta soprattutto di laici, impegnati giorno dopo giorno gesto dopo gesto a rendere questo mondo migliore..

Mi è mancato.. e mi manca tuttora una guida spirituale.. perchè anche all’interno di questa associazione i sacerdoti che la compongono sono uomini..e in quanto uomini spesso vedono il loro ruolo come un lavoro..non come una missione..anche nei pellegrinaggi si limitano a celebrare la messa e poi scappano e si nascondono.. li ho contati sulle dita delle mani quelli che si sono fermati a scambiare due chiacchere con le persone anziane o che si sono fermati a giocare con i bambini.. A volte mi danno l’impressione di non essere felici della scelta che hanno fatto non vedo nei loro occhi la stessa gioia che ho io o che hanno altri laici nel fare ciò che facciamo.

Premesso che secondo me è meglio un buon laico che un cattivo prete.. penso che se Gesù oggi fosse un sacerdote sterebbe in mezzo alla gente, ad insegnare con la chitarra in mano le canzoni ai bambini..
Forse servirebbe una maggiore preparazione nei semirari.. non tanto una preparazione teologica, quanto un’educazione, più orientata al sociale, ai problemi della gente! é sbagliato secondo me tenere i sacerdoti chiusi e arroccati nei seminari.. diventano solo tristi e si allontanano dalla gente. Occorre renderli attenti e capaci realmente di amare il prossimo.

P.s: a proposito della morte: stando in questa associazione purtroppo l’ho incontrata tante volte fin da bambina..
sono stati tanti gli amici che mi hanno lasciato, anche giovani..
Mi piace pensare a loro come Angeli, che il Signore ha voluto presto al suo fianco. Una persona non muore mai davvero, ma vive per sempre nel cuore di chi l’ha conosciuta e di chi le ha voluto. Immagino la morte solo come un’istante..l’istante in cui lasciamo la Terra per qualcosa di meglio..il Paradiso per me è l’eternità in cui ritroverò tutti i sorrisi, tutti gli occhi dei miei amici già Angeli!
Mi dilungo sempre un po’ troppo, ma spero possa servire..
Giulia


Giulia01/14/2013

Ciao Francesco! Provo a rispondere alle domande,non è facile, ho letto la pagina e da un paio d’ore la mia testa è piena di pensieri, esperienze, ricordi…mica facile sistemarli però!!!
La Chiesa e soprattutto le persone che la compongono mi permettono ogni giorno di essere me stessa. Mi hanno permesso attraverso esperienze, scontri, consigli e testimonianze di trovare la mia strada, quella che era stata messa li per me! Tra le persone che la compongono ho trovato un fidanzato con cui condividere un progetto di vita,perchè se nella coppia non ci si dona solo reciprocamente ma si cerca di donare insieme tempo ed energie agli altri allora si che si percepisce la potenza dell’Amore. In uno stupendo gruppo animatori trovo tutti i giorni la gioia e anche la difficoltà (che se condivisa e superata insieme diventa gioia triplicata!) di educare la parte della Chiesa che credo abbia più bisogno: gli adolescenti! Ed è proprio nei loro confronti che credo che la Chiesa abbia più mancanze. C’è un grande bisogno nella Chiesa e nella società di trovare il linguaggio per comunicare con gli adolescenti ,ed è quello che è mancato anche a me alla loro età. Agli adolescenti non serve una Chiesa fatta di ”sinfonie lugubri” e gesti ripetuti automaticamente senza conoscerne il significato, serve una Chiesa fatta di giovani che si mettono in gioco per essere esempio vivo con la loro quotidianità! Di esempi vivi è pieno il mondo, anche se vogliono farci credere il contrario! Siamo tutti Chiesa e siamo tutti soluzione alla sue difficoltà…dobbiamo metterci in gioco noi giovani per essere un pò più alla moda di Dio e un pò meno a quella degli uomini!!!


Silvia01/14/2013

Grazie Sara, ho molto apprezzato il tuo commento. Un caro saluto, Francesco


francesco01/13/2013

Scrivo di getto quindi non so se risponderò a tutte e 3.. Nella mia esperienza,sinceramente non ho avuto molto vicino la Chiesa o cmq chiunque la rappresenti..solo parole di cordoglio ma nulla più.Vivendo quotidianamente a contatto con l’ambiente ecclesiastico poi,mi rendo conto di quanto anche x loro sia superficiale affrontare questo aspetto della vita,con frasi banali sul rimembrare la vita del defunto.. In base alla mia esperienza professionale e personale so x certo che questo aspetto della vita porta con sè milioni di emozioni,sentimenti e sensazioni..che purtroppo vedo poco presi in considerazione e poco affrontati,come la vita dopo la morte,innanzitutto nel cuore di chi ci ha amati,e nella gioia di una nuova realtà e un nuovo mondo..personalmente posso dire che le esperienze vissute mi hanno portata a crederci fermamente,ma nella realtà della chiesa ho notato invece come questo sia realmente un tabù..quasi sacrilego parlare di presenze,angeli,sensazioni e situazioni strane e spirituali in questo senso..quindi trovo poco coerente questo atteggiamento e mi aspetterei maggiore apertura.. Spero di essere riuscita a spiegarmi.. Bacio.Sà


Sara01/13/2013

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